Il nostro Metodo

Non è così facile per un alcolista parlare del nostro metodo, specie di fronte a persone che non l'hanno, come si suol dire, provato.

E' difficile, perché ciascuno di noi ha una sua storia, ha vissuto il proprio ingresso in Alcolisti Anonimi a suo modo, ha smesso di bere per i motivi più disparati, vive una propria esperienza di recupero individuale e di crescita spirituale. Eppure, tutto questo accade alla maggior parte degli alcolisti che, per varie ragioni e seguendo diverse strade, arrivano ad Alcolisti Anonimi; quindi, qualcosa c'è, un qualche cosa che accade a tutti gli alcolisti, che provoca quelle conseguenze che accomunano tutti noi. E questo qualcosa è il nostro metodo.

Sembra strano parlare di metodo in un'associazione che rifiuta qualsiasi definizione, qualsiasi regola, qualunque gerarchia, qualunque professionalità nel recupero. Non ci sono tra noi, se non a titolo personale, medici, psicologi, sacerdoti, assistenti sociali, infermieri. Eppure, un metodo c'è. Qualcosa che funziona in Alcolisti Anonimi in tutto il mondo e che molti altri, che pure mettono tutto il loro amore nel cercare di aiutare alcolisti attivi, non hanno.

Tutto ha origine col dottor Jung che (esiste un carteggio tra Jung e Bill) ha l'intuizione di usare "Spiritus contra spiritum" e, per primo, afferma che solo una forte esperienza spirituale può opporsi all'ossessione mentale della dipendenza alcolica. Questo messaggio giunse così in America fino a un alcolista, un agente di Borsa ormai ridotto sul lastrico, Bill Wilson. Costui cercò di applicare a se stesso questa cura e – come primo passo della sua rinascita spirituale – si impegnò ad aiutare altri alcolisti; il giorno in cui il secondo alcolista, il dott. Bob Smith, smise di bere (era il 10 giugno 1935) era nata Alcolisti Anonimi, la prima grande associazione di auto aiuto, che avrebbe reso famoso il Programma dei Dodici Passi, oggi attuato in diverse modalità da ben ventotto associazioni che si occupano del recupero da molte forme di disturbi comportamentali cronici quali la dipendenza da cocaina, da droghe, dal sesso, dal gioco, ecc.

Tre sono i fattori fondamentali su cui si basa il recupero che si attua in Alcolisti Anonimi: un risveglio spirituale, che si cerca attraverso il Programma; il cambiamento ruolo, da quello di vittima a quello di salvatore di altri alcolisti; la forza del Gruppo di auto aiuto in cui l'identificazione negli altri, la condivisione delle esperienze, l'amore reciproco danno quella forza che nessuno di noi possiede individualmente.

Quando Bill portò il suo messaggio di speranza a Bob aveva bene a mente due cose: la necessità di condividere la propria esperienza con un altro (Helper Therapy) e la necessità di un recupero, una esperienza spirituale. Quello che Jung non aveva detto e che Bill avrebbe solo scoperto con l'esperienza è il terzo elemento fondamentale del "metodo AA": l'autoterapia di gruppo. Nasceva allora l'auto aiuto, questa esperienza unica che così tanta diffusione ha avuto nel mondo in questi ultimi cinquant'anni.

Che cosa trova un alcolizzato che arriva in un gruppo di Alcolisti Anonimi? Trova persone come lui che hanno vissuto, o vivono, la sua esperienza, che hanno sofferto, o soffrono, le sue stesse pene, che parlano il suo stesso linguaggio.

Si sente finalmente a casa, dopo un lungo periodo di incomprensione con gli altri che pure l'hanno amato, dopo un lungo periodo fatto di frustrazioni e sensi di colpa. Gli altri, attorno a lui, parlano, raccontano le loro esperienze, quando bevevano (e provavano le sue stesse sensazioni) e adesso che non bevono più mentre cercano di cambiare il loro stile di vita.

Gli viene data, prima ancora che la fiducia, la responsabilità: è lui, e solo lui, che deve fare la propria autodiagnosi, solo lui può decidere se è un alcolista o meno.

Le responsabilità continuano: è lui, e solo lui, che può decidere di vivere il Programma, solo lui può decidere di aiutare altri alcolizzati; nessuno gli impone niente, nessuno gli dà una qualsiasi regola, gli impone un comportamento o uno stile di vita. Nessuno lo giudica, nessuno ha rimproveri per lui sia che smetta subito di bere sia che "ci pensi un po' su". Gli viene chiesto solo di ascoltare, di prendere quel che gli serve e dimenticare il resto. Se ha bisogno di aiuto, se vuole parlare, confidarsi, piangere, gli altri sono lì pronti, se vuole stare zitto nessuno lo guarda di traverso e nessuno lo forza. Nel frattempo, il gruppo lo spinge a portare il proprio messaggio ad altri che arrivano dopo di lui.

La Helper Therapy comincia allora a funzionare: aiutando qualcuno l'alcolista aiuta se stesso, comincia a vedere altri che hanno bisogno di lui come lui ha bisogno del gruppo. Questo diviene per lui ancora più evidente quando capisce che nessuno viene dalla ASL o dal Comune ad aprire il gruppo, nessun funzionario paga l'affitto o dispone la letteratura, nessuno tiene la riunione: la responsabilità di tutto questo è dei singoli alcolisti che sono lì con lui; ognuno è pronto e disponibile perché il gruppo appartiene a lui così come lui appartiene al gruppo: finalmente nasce il senso di appartenenza, qualcosa che l'alcolista non ha mai conosciuto.

Tutti gli spiegano che per continuare a smettere di bere, ogni giorno, ventiquattro ore per volta, ha bisogno di un cambiamento fondamentale, non fisico ma spirituale. E' dura, quasi per tutti i neofiti, prendere in considerazione la realtà dello Spirito. Soprattutto è difficile comprendere che spiritualità non vuole dire religiosità, che anche gli agnostici e gli atei possono essere fortemente spirituali. Ma le difficoltà della vita quotidiana, le esperienze degli altri del gruppo, man mano lo convincono di aver bisogno di un rovesciamento dei propri valori: lui non è più al centro del mondo, al centro c'è "l'altro" e l'amore per lui. Un passo fondamentale del Programma in cui l'alcolista fa pace col mondo non pone come obbiettivo un semplice scusarsi con gli altri ma dice con chiarezza che nostro obbiettivo è "prenderci a cuore il benessere altrui". Se qualcuno si arrabbia con noi, il Programma ci suggerisce di non pensare alla sua cattiveria ma alle nostre responsabilità nei suoi confronti e, comunque, di pensare a lui come a un malato, in quel momento, come noi.

E' il rovesciamento della tavola, vedere e amare gli altri, stare con loro, lavorare con loro. Questo è il fondamento del risveglio spirituale che Alcolisti Anonimi propone e che tiene lontano l'alcolista da tremende ricadute spesso per tutta la vita.

Dunque, quali sono gli elementi fondanti del nostro metodo? L'auto aiuto che si realizza nel gruppo, la responsabilizzazione dell'individuo, la condivisione delle esperienze, l'identificazione negli altri, il rovesciamento dei valori ponendo gli altri al centro del mondo, il vivere dando senza chiedere nulla in cambio, la rinunzia a qualsiasi aspettativa nei confronti degli altri, il vivere qui e ora e non più in un fumoso passato o in un inaffidabile futuro. La Helper Therapy, cambiare ruolo diventando uno che dà aiuto, aiutare per aiutarsi, per avere più autocoscienza e consapevolezza. La spiritualità da vivere giorno per giorno, la rinascita di valori più importanti dei singoli avvenimenti.

Questi sono gli elementi fondamentali del nostro metodo che permette a milioni di persone, in tutto il mondo, di vivere ogni giorno una vita non più da alcolisti ghettizzati ma da uomini consapevoli e perfettamente integrati nel mondo in cui vivono e cui appartengono.



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